IL SACRIFICIO DI VINCENZO SERRENTINO ULTIMO PREFETTO DI ZARA ITALIANA. STORIA DI UNA FAMIGLIA ZARATINA

Nel ringraziare Elio Varutti per la collaborazione pubblichiamo il saggio di Sergio Brcic e Franca Balliana Serrentino intitolato “Il sacrificio di Vincenzo Serrentino ultimo prefetto di Zara italiana. Storia di una famiglia zaratina”, edito dal Libero Comune di Zara in Esilio. Il 10 febbraio 2007, per il Giorno del ricordo, durante la consegna delle onorificenze ai parenti degli infoibati al Quirinale, il presidente Napolitano ha concesso il riconoscimento ai familiari di Vincenzo Serrentino. 

Si può affermare che, a livello di testimonianza, tale elaborato costituisca un’eccellenza, dato che è stato composto da uno zaratino di nascita e una zaratina d’anima. Colpisce l’angolo visuale sulla Seconda guerra mondiale, mentre la città dalmata subiva 54 bombardamenti angloamericani (Cattalini A 2005), suggeriti dai titini. Il ruolo dei servizi segreti jugoslavi, prima l’OZNA, poi l’UDBA, nella soppressione degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, è stato evidenziato, di recente da certi storici (Kingler W 2012). Molti studiosi evidenziano altresì la controversa nomina di Serrentino a giudice del Tribunale straordinario, che agì violando le norme giuridiche basilari, per cui fu condannato a morte sotto il regime di Tito.

Nel proporre il testo di Sergio Brcic e Franca Balliana Serrentino, anche in questa sede si è cercato di rispettare la grafia originale del dattiloscritto-stampato, pur sciogliendo alcune abbreviazioni. In parentesi riquadrate si sono inserite rare note redazionali.

Nell’estremo Sud della Sicilia, nel territorio che termina col Capo Passero, in provincia di Siracusa, si trova il paese di Rosolini. Qui il 19 settembre 1897 nasce Vincenzo Serrentino da Pietro e Carmela Sipione, abitante con la famiglia in via Alighieri. Oggi la casa è di proprietà della signora Anna Maria Gugliotta, moglie del cugino professor Enzo Serrentino (il nome Enzo si ripeterà nel tempo). Dopo gli studi liceali Vincenzo Serrentino (il Nostro) entra in Accademia Militare di Modena e nel 1916 è Sottotenente di Fanteria, combatte nella 1^ Guerra Mondiale sul Carso e sul Grappa, venendo ferito. Alla fine del conflitto, in base agli accordi del Trattato di Londra del 1915, si trova con le nostre truppe di occupazione in Dalmazia, nel 1919, a Sebenico. In quella regione da sempre avulsa dall’entroterra della Balcania, pur facendo parte di uno degli stati dell’Impero Austriaco, la Croazia, c’erano molti italiani autoctoni discendenti dagli Illiri e dai Dalmati, nei secoli. Lungo la costa molte città, infatti, erano piene di monumenti e cultura che avevano poco da fare con gli Slavi, arrivati appena intorno al VI Sec. Però con la Pace di Rapallo, con la “vittoria mutilata”, nel 1920 all’Italia resta solo Zara. Serrentino arriva in città nell’anno 1919. Si congeda e si occupa nel sociale entrando nella organizzazione dei Sindacati.
Comincia così la sua 2^ vita, quella di Dalmata, che lo accompagnerà per sempre. Nel 1919 sposa Emilia (Mila) Glusevich vedova Neumayer, nata a Metkovich [o anche Porto Narenta, città della Croazia, NdR] il 12 maggio 1883, da Michele a Mattia Brcic. Ha quattro figlie (una era morta): Anna, Elisabetta (Iso), Camilla, Vilma, nate tra il 1905 1 il 1915. Poi nascono tre figli di Vincenzo: Pietro (1921), Carmela (Melina, 1923), Concettina (Tina, 1925). I Serrentino abitano a Zara in Calle del Paradiso, a fianco della Chiesa di S. Simeone e vicino alla famiglia Rismondo (del nostro Rime) [Nerino Rismondo, direttore della rivista «Zara», edita a Ancona]. L’attività di Vincenzo si amplia in vari settori politico-sociali e nel settore del Commercio, ma soprattutto in quello dell’Unione dei Lavoratori dell’Agricoltura. La sua indole generosa e cristiana lo porta ad aiutare i più deboli. Nel 1927 obbliga [il Collegio di] S. Demetrio di vendere ai coloni dell’Isola di Ugliano, cittadini jugoslavi, le proprietà delle campagne. Poi nel 1939 con simili azioni fece rinnovare i contratti di S. Simeone, in un primo tempo con gli sfrattati, ai contadini per i loro ulivi. Fece permettere che i lavoratori frontalieri slavi potessero lavorare a Zara. Nel 1930, però, il Ministero l’aveva iscritto come Ufficiale (nella Riserva) della Contraerea. Intanto i figli crescono e partecipano alla attività della “Società Ginnastica Zara”: Pietro, Tina e Melina nella scherma col fioretto, Iso nei Concorsi ginnici, come a Fano nel 1928. Si piazzano sempre bene e colgono Coppe e Premi. Sono i tempi d’oro della loro città. Iso [Elisabetta Neumayer] si distingue già nel 1926 alla celebrazione del 25° dalla fondazione della “Ginnastica” del 30 maggio 1926.
[Il brano seguente è tratto da un ritaglio di giornale del 24 aprile 1926; grassetto del blog]
“La seconda giornata dei festeggiamenti. Seguirono alcuni balletti tra cui la ‘Danza delle Ore’, interpretata dalle signorine Eugenia Berrettini, Alice Brizzi, Carlottina Degiovanni, Elisabetta Neumayer (…) L’idea di tirare di scherma ebbe uno schietto successo, le signorine Demida Benevenia ed Imperia Peratti si esibirono in un assalto al fioretto, cui fecero seguito quelli dei giovani Sugliat e Luigi Puccinelli, Lindoro Zanghi e Francesco Hermes, Pietro Serrentino e Ferruccio Predolin”.
Scoppia nel settembre 1939 la 2^ Guerra Mondiale, la Germania di Hitler sconfigge la Francia, a Vichy si insedia uno pseudo-governo con Gen. Pétain. Mussolini tergiversa ma poi, pensando a un conflitto molto breve, volendo sedere all’eventuale tavolo della pace, fa entrare in guerra l’Italia, contro i consigli degli Stati Maggiori che gli fanno presente l’impreparazione delle varie Forze Armate. Uno sbaglio madornale. È il 10 giugno 1940.
La famiglia Serrentino viene coinvolta assieme a un’altra, Cecconi, che, poi vedremo, saranno legate da parentela. Vincenzo Serrentino, richiamato come 1° Seniore della Milizia Contraerea va a comandare le batterie di Zara con 5 cannoni da 100 mm a Puntamica e altrettanti a Sud di Borgo Erizzo. Il Comando è in Calle Larga nel tratto verso Calle dei Papuzzeri al primo piano col portone a fianco del negozio Borin. Dall’alto si vede difronte il negozio tabaccheria e libreria del famoso Umberto Nani, dalla barba bianca. In ufficio con Serrentino c’è il Capitano Nico Luciani, originario di Lagosta, che ha sposato Grazia Sorich; ha un figlio piccolo, Luciano, che ai tempi nostri diventerà Generale di Corpo d’Armata della Guardia di Finanza, V Comandante Generale del Corpo.
Il figlio di Vincenzo, Sottotenente di Fanteria viene a trovarsi ad Ancona. È Piero, il primogenito della nuova famiglia Serrentino. Viene il 1941 e scoppia la guerra lampo con la Jugoslavia. È il 6 aprile e la popolazione deve esodare in Penisola. Per fortuna dura poco perché il Governo di Belgrado fugge a Londra col piccolo Re Pietro e il Reggente Paolo. Le truppe della Divisione “Zara” escono dalla cinta e, con la colonna Morra, raggiungono Knin [in italiano: Tenin] con una marcia di 100 chilometri. Tra i Bersaglieri partecipa anche Pietro Serrentino. Torna la pace il 16 aprile e gli sfollati ritornano. C’erano state due lievi incursioni di aerei jugoslavi con pochi danni e cinque morti. Una polveriera nascosta nel Bosco dei pini continuò ad esplodere per tutta la giornata con pericolo per il quartiere di Ceraria.
Vicenzo Serrentino, dato il tempo di guerra, rientra nell’Esercito col grado di Tenente colonnello nell’Artiglieria contraerea “Costiera”.
È finita la splendida stagione della Zara d’anteguerra. – Partono molti volontari nel 1940-1941 per il fronte in Libia. Tra essi, nei Granatieri, anche Roberto Cecconi, figlio di Riccardo. Dopo qualche anno, congedato, sposerà Melina Serrentino, figlia di Vincenzo. Ma ormai in Dalmazia, con una zona occupata dall’Esercito Italiano, comincia la guerra, meglio guerriglia, dei partigiani di Tito. È il 1942 e nei primi scontri cadono molti zaratini e nostri soldati. Le bande nell’interno vengono rifornite a appoggiate dagli alleati e tendono agguati. Muore a Zegar, il 26 maggio 1942, sulle [Alpi] Dinariche il Prefetto di Zara Vezio Orazi, col Capitano dei Carabinieri Buonassisi e il Tenente Trupiano. Vengono costituiti dei caposaldi a Chistagne [in croato: Kistanje], Ervenico [in croato Ervenik] e Mopcoproglie. Cadono a Mazure ed Ervenico il Capitano Bruno Sorich e il Tenente Battistin, zaratini, il 7 giugno 1942.
Dopo l’occupazione della Dalmazia al termine della guerra con la Jugoslavia, da Roma viene istituito il Governatorato della Dalmazia, con a capo Giuseppe Bastianini, già ambasciatore a Berlino. In seguito all’acuirsi della guerriglia e degli attentati, l’11 ottobre 1941 istituisce il Tribunale Straordinario in tempo di guerra, col compito di giudicare i partigiani coinvolti nelle uccisioni. È composto da tre componenti: il presidente Generale Gerardo Magaldi, Giudici il 1° Seniore Pietro Caruso e 1° Seniore Vincenzo Serrentino, accusatore Francesco Centonze. Serrentino viene a saperlo in strada dal segretario del Governatore. Chiede di essere ricevuto perché vuole far presente che non vuole accettare la nomina non consona alla sua capacità e carattere. Non viene ricevuto (rincara la dose dicendo che era “un moderato”) e gli si risponde che ci vuole proprio uno come lui! Il Tribunale è itinerante, qui è troppo lungo citare la sequenza delle udienze, delle condanne a morte, o a lunghe detenzioni, con liste di imputati preordinate con esiti finali.
Il 13 ottobre 1941 Serrentino è a Sebenico, poi il 14 ottobre a Spalato, il 17 ottobre a Cattaro. Contrario a tutte le procedure fittizie, fa mettere a verbale sempre il suo “No” alle condanne a morte. Come soldato aveva dovuto sottostare agli ordini, ma la sua coscienza lo portò ad esporsi anche molto col suo comportamento.
Serrentino il 27 ottobre a Vodizze [in croato: Vodice], con 27 accusati in programma non resiste più, dice di sentirsi male e che venga nominato un sostituto. Alle 7,30 del mattino monta su un camion diretto a Zara e l’udienza non si tiene, il Tribunale decade. Verrà sostituito dal Tribunale Speciale con undici componenti, senza di lui.
Gli eventi della guerra ormai volgono al peggio, comincia nel 1942-1943 lo sfollamento delle famiglie, volontario in principio. Nell’aprile 1943 cominciano gli allarmi notturni per il sorvolo della città di grosse formazioni alleate che, sbarcate a luglio in Sicilia, hanno poi occupato l’aeroporto di Foggia. Gli allarmi si susseguono, gli alleati vanno a colpire la Germania e continuano ad aiutare i partigiani. Serrentino si prodiga vanamente coi suoi cannoni inadeguati. In una lettera alla moglie sfollata a Sassoferrato [AN], nelle Marche, si lagna solo per la morte di alcuni suoi soldati inservienti per lo scoppio di un camion.
Anche la famiglia dei Cecconi, Riccardo con i cinque figli sfolla momentaneamente a Lussino, in attesa, tutti sperano, che passi l’imminente bufera. Con i figli Roberto (dal 1° matrimonio), Raffaele, Romanetto, Remigio, Romina e la moglie vive a Barcagno in una villa sul Lungomare Lepanto. Sulle due colonne del cancello ci sono la testa del re dei venti Eolo e il n° 20 (che è il civico), scolpiti dal maestro e scultore Lodovico Vucemillo. Il che denota lo spirito allegro e poetico del carattere che aleggia, da prima, nella famiglia. Infatti poi Raffaele, ai tempi nostri, diventerà apprezzato poeta e scrittore.

Tutto questo mostra la fusione importante delle due famiglie. I Serrentino sfollati in Italia nelle Marche vanno a Possagno [TV], vicino a Bassano del Grappa. Piero è sempre in Dalmazia, combatte a Gospic [in croato: Gospić, nella regione della Lika] venendo ferito nell’arile 1943 al braccio sinistro. I Cecconi [rimasti a Zara], Riccardo ed il fratello Renato, gestiscono i negozi in Calle S. Maria e Calle Larga, e vedono Vincenzo anche lui rimasto solo. Ma ormai la tragedia si avvicina.
Il 2 novembre 1943 dopo numerosi allarmi notturni, Zara viene bombardata alla sera, alle ore 20,15. Viene colpito un rifugio a Ceraria e un altro alle Mura. Ci sono 154 morti e moltissimi feriti. C’era già stato l’Armistizio dell’8 settembre 1943, il 25 luglio era caduto Mussolini, il Re era andato a Brindisi, Badoglio era il nuovo Capo del Governo [nel Regno del Sud]. Precisiamo questi dati storici perché in quel periodo nessuno in Italia si ricordò che esisteva Zara. Badoglio sciolse il Governatorato della Dalmazia, tutti i romani sparirono, Bastianini era già fuggito all’estero e il nuovo, Giunta, poco poté fare. Zara era in balia di se stessa col pericolo di occupazione da parte dei croati, specie di Pavelic da Zagabria. Sembra strano ma per fortuna il 10 settembre arrivarono i tedeschi senza colpo ferire. Un Comitato di maggiorenti, tra cui Luxardo, il viceprefetto Vuxani, Tolja ed altri cercarono di spiegare ai nuovi arrivati in che posizione storica si trovava la città.
Il Prefetto di Trieste, che la conosceva, Coceani, segnalò la cosa a Mussolini, che dovette far intervenire Hitler, ormai padrone dell’Adriatisches Küstenland sull’Adriatico [Zara non rientra nell’Adriatisches Küstenland]. Fu finalmente nominato Prefetto di Zara Vincenzo Serrentino, sotto gli auspici della RSI. Era il 3 novembre 1943.
Da questo momento comincia il periodo tragico della sua vita – Serrentino in una caotica situazione politica si prodigò con tutte le sue forze soprattutto a sostenere la popolazione, senza distinzione di nazionalità o di etnia. Oltre ai cittadini italiani c’erano i contadini e pescatori del contado e delle isole. Avevano sempre vissuto con e per la città in armonia. Avevano conosciuto Serrentino quando negli anni ’20 era sindacalista e li aveva aiutati.
Purtroppo le incursioni si susseguono, il secondo bombardamento dei Boeing quadrimotori americani, a tappeto, è il 28 novembre 1943, in una domenica piena di sole, alle ore 11, fa tanti danni e molte vittime. Il vaporino Corridoni viene colpito in mezzo al porto con tutti i 30 passeggeri. Ci sono 160 morti, Serrentino con le poche forze dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Volontari UNPA [Unione Nazionale Protezione Antiaerea] cerca di aiutare la gente fuggita fuori città, sparsa nelle frazioni in campagna. Anche lui si rifugia a Casali, riesce a comunicare dati parziali sui morti perché non si fanno elenchi, le identificazioni sono difficili. I fabbricati in città sono molto danneggiati o crollati. Si sono sviluppati incendi perché le case vecchie hanno travature e pavimenti in legno. Serrentino con due camioncini cerca di smistare in punti di raccolta all’esterno i viveri non bastanti per tutti.
Il servizio di “Avvistamento della DICAT” [Difesa Contraerea Territoriale] segnala per lo più in ritardo l’arrivo degli incursori, ma servirebbe comunque a poco. Continuano le incursioni: il 16 dicembre, il 27 dicembre, il 30 dicembre, il 16 gennaio 1944, il 30 gennaio, il 16 febbraio, il 22 febbraio, il 3 marzo. Serrentino riesce a far funzionare fuori città tre forni per il pane che viene distribuito a tutti (anche ai partigiani).
Vincenzo Serrentino è costretto a fare il triplo gioco tra tedeschi, ustascia croati e le forze fascisteancora presenti però presto mandate in Italia. La città è totalmente distrutta anche dagli incendi. Nell’ultimo bombardamento della notte tra il 3 e il 4 marco 1944 vengono lanciate per la prima volta anche bombe da 2.000 kg. Scrive nel suo libro don Lovrovich: “erano scoppi assordanti, sono venuti a colpire macerie”.
11 dicembre 1943. Prima di questi tragici eventi Serrentino scrive spesso alla moglie Mila, sfollata in Penisola. Ha tempo di rallegrarsi per la nascita della nipotina Lucia, figlia di Melina e Roberto. Dice: “domani vado dal nonno Riccardo, saremo in due a parlare di quel fiorellino che stringe i legami delle nostre famiglie”. Nonostante il probabile trauma per il primo bombardamento, il suo carattere, l’indole di bontà e religiosità non intacca questa gioia. Il 2 novembre c’era stata infatti la prima incursione.
Queste famiglie Serrentino e Cecconi arriveranno a Venezia prendendo residenza in Campo San Polo in un grande palazzo. Certo la convivenza di così tante persone, tra cui ragazzi giovani, è difficile. Il 25 aprile 1945 c’è la Liberazione dell’Italia, la Seconda guerra mondiale termina il 9 maggio in Europa. Ma già il 30 ottobre 1944 i tedeschi, ritirandosi dal Balcani, lasciano anche Zara e Vicenzo Serrentino ha l’ordine di seguirli a Trieste. Si ferma lì per assistere gli zaratini superstiti che fuggono dalla città, prima con qualche viaggio del Sansego, molto difficoltoso e poi, affondato il piroscafo il 27 maggio a Lussino, con mezzi di fortuna, che durano anche 20 giorni attraverso Lussino e l’Istria. Così, per esempio, è successo alla famiglia Luxardo, senza notizie di Piero e Nico, arrestati e spariti (si sa che sono stati uccisi), all’arrivo a Zara dei partigiani. E qui abbandoniamo i nostri discorsi sulla nostra martoriata città ormai distrutta e vuota.
Il IX Korpus Partigiano occupa Trieste – il 1° maggio 1945 il IX Korpus Partigiano entra a Trieste – il 30 ottobre 1944 [i partigiani] a Zara – prima della Divisione Corazzata Neozelandese. L’esercito jugoslavo si presenta come occupatore di diritto, gli alleati vengono definiti ospiti. Non possono intervenire senza accordi. Ma ci sono tensioni e cominciò il terrore degli arresti e uccisioni con le liste in mando all’OZNA, la polizia politica del partito comunista jugoslavo. La tragica stagione delle foibe viene conosciuta più tardi e molto si è scritto in tempi più recenti. Tra gli infoibati si trovano anche due soldati neozelandesi, oriundi istriani.
L’errore di Vincenzo Serrentino, dovuto al suo altruismo e al senso del dovere, è di essersi fermato a Trieste. Così il 9 maggio 1945 viene arrestato e portato alle carceri di Zagabria. Comincia il pellegrinaggio in varie carceri. Il 19 marzo 1946 è ancora a Zagabria e ha ricevuto lettere dalla famiglia. Non è trattato male, gli è permesso di scrivere. Lo fa il 28 marzo 1946 dicendo che confida: “in Dio perché non ho fatto male a nessuno”. Si compiace nel sapere che Piero “ha fatto bene gli esami di Procuratore”. Ormai i numerosi Serrentino in Italia si sposano, fanno figli, emigrano. Si sposa anche Piero con una francese, Francine. Nascono due figlie, Brigitte e Veronique. Ma il matrimonio non dura, lui si risposa con Franca Balliana, nel 1992, non vennero figli. Tina ha due mariti in Svizzera purtroppo morti poi, troppo malati. A Venezia si dividono le due famiglie. Riccardo Cecconi finché è stato a Zara nella casa di Barcagno, non colpita dalle bombe, non saccheggiata dagli sciacalli, si è rivelato un uomo di grandissimo cuore, un gigante di altruismo. Quando Vincenzo Serrentino fu trasferito a Sebenico lo visitò sempre assistendolo, procurandogli cose necessarie. Aveva sempre il permesso delle autorità e quando si capì che la situazione era grave si dette da fare con delle conoscenze ed amici, tra cui Antonietta Zichi, del collegamento coi partigiani, andando persino alla Skupština a Belgrado (il Parlamento), parlando col segretario del Capo del Governo, cercando di spiegare chi era veramente Serrentino.

Per due anni cercò di fare in modo che il processo del 31 marzo 1947 si svolgesse al meglio, ma inutilmente. L’imputazione non era di criminale di guerra, ma la sua partecipazione nel Tribunale Straordinario che aveva condannato molti partigiani. La domanda di grazia della moglie Mila fu respinta il 3 maggio 1947 e l’esecuzione alle ore 3.00 del 15 maggio 1947.
Riccardo Cecconi andò a salutare Vincenzo il giorno prima ed ebbe in consegna il Testamento spirituale. Lo descrive con commozione nella lettera ai famigliari Cecconi del 31 maggio 1947. Dice che pochi giorni dopo seppe circa dove la salma fu gettata: “L’incrocio della strada del nuovo Cimitero vicino alla chiesetta di S. Maria, a 6 Km a sud di Sebenico, con la strada per Vrpolje, chiamato Kvanj, un campo desolato e abbandonato” [il cimitero di Sebenico è a Kvanj]. Non è consentito di sapere dove vengono sepolti i condannati a morte.
Tutto quanto sopra è solo un brevissimo riassunto della storia di Vincenzo Serrentino e delle famiglie allargate. Perché, invece, le vicende della Storia che le ha coinvolte, conosciute in Italia, sono risultate preminenti, forse. Di questo c’è un corposo dossier di ben 6 faldoni, ben più importante al Museo Archivio della Dalmazia di Venezia (Castello n. 3297 – Calle dei Furlani – telefono 041.5208446) in seno alla secolare Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone.

Conclusioni – Si deve concludere che Vincenzo Serrentino non è stato dimenticato dagli zaratini e Dalmati e sulla casa di Rosolini è stata posta una lapide dove si ricorda: “l’ultimo Prefetto di Zara italiana” con una cerimonia del 16 maggio 1987 con la partecipazione della cittadinanza. Inoltre il 10 febbraio 2009, nel Giorno del Ricordo, una discendente pronipote di Vincenzo Serrentino, la professoressa Enza, ha tenuto una prolusione alla presenza anche di studenti del Liceo della vicina Pachino.
Nel 1984 era scomparsa a Padova intanto la moglie di Vincenzo, a 101 anni, Mila Glusevich. Infine, nel citato dossier, si trova notizia sulla ricerca della sepoltura del Serrentino, durata dal 2005 al 2009, per desiderio del figlio Piero, ormai molto vecchio, ma con quel desiderio, con incarico ad un caro amico zaratino. Purtroppo si è trovato solo il luogo, ma non un possibile tumulo. Si è preso un po’ di quel terreno che è stato consegnato a Piero Serrentino, a Jesolo. Peccato che Riccardo non ha fatto uno schizzo quando è andato lì. Di questo accenno c’è un articolo sul «Dalmata», n. 5 del 2006.
Bisogna concludere, per sapere chi era veramente Vincenzo Serrentino, con una lettera scritta da Monsignor Simeone Duca (Sime), oriundo da Zara, Borgo Erizzo, Protonotario Apostolico in Vaticano dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, nel 2005: “Vicenzo era un mio grande amico, col suo aiuto ho potuto asciugare tante lacrime, aiutare tanti bisognosi di aiuto e conforto. Ha saputo rappresentare l’Italia con modestia e con tanta dignità, tutti dovremmo far conoscere come ha avuto, senza distinzione, una parola di conforto e aiuto. Guardava solo l’uomo da aiutare e salvare. Ho vissuto con lui momenti dolorosi (n.d.r: si era a Zara nella bufera) ed ora rivivo nel ricordo la sua luminosa figura, improntata alla bontà e umanità”.
Sergio Brcic, Franca Balliana Serrentino

Edizione originale – Sergio Brcic e Franca Balliana Serrentino, Il sacrificio di Vincenzo Serrentino ultimo prefetto di Zara italiana. Storia di una famiglia zaratina, Libero Comune di Zara in Esilio, dattiloscr. stampato, s.l., s.d., pp. 10.