Un passo avanti per la pacificazione, ma i problemi degli esuli non sono risolti

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia considera un passo avanti verso la pacificazione tra due comunità nazionali la cerimonia che si è svolta stamattina al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza. Il Presidente Sergio Mattarella ed il suo omologo sloveno Borut Pahor hanno deposto una corona nel luogo che per la comunità degli esuli istriani, fiumani e dalmati è il simbolo dei lutti e delle violenze patiti ad opera dei partigiani jugoslavi di Tito, soprattutto a guerra finita, nelle terre che furono poi costretti ad abbandonare dopo la cessione alla Jugoslavia comunista sancita dal Trattato di Pace del 10 febbraio 1947. Una rappresentanza delle associazioni della diaspora adriatica ha potuto assistere alla storica visita di Borut Pahor, il primo Presidente di uno Stato successore della Jugoslavia a recarsi alla Foiba di Basovizza: ora ci attendiamo che la Slovenia consenta la ricognizione e l’adeguata conservazione delle foibe che si trovano nel suo territorio.

Successivamente ci sono stati altri eventi cui hanno preso parte i due capi di Stato, ai quali non abbiamo inteso partecipare. Il monumento in onore dei fucilati dell’Organizzazione Rivoluzionaria T.I.G.R. non commemora quattro caduti dell’antifascismo, bensì militanti che negli anni Venti con metodi terroristici volevano annettere Trieste, Gorizia, Fiume, Zara e l’Istria al Regno di Jugoslavia. Non possiamo dirci contenti della duplice benemerenza ricevuta dallo scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor, il quale ha parlato della nostra vicenda con termini che sfiorano quel giustificazionismo che Mattarella ha condannato in occasione della ricorrenza del 10 febbraio 2020. La cessione del Balkan ad una fondazione costituita ad hoc è stata presentata con una narrazione che ha omesso gli antefatti della giornata culminata con l’incendio del palazzo cent’anni fa, a partire dall’uccisione di due marinai italiani a Spalato. A fronte di questa donazione attendiamo che da parte slovena si riprenda in mano la questione dei beni confiscati e nazionalizzati dal regime titoista, con particolare riferimento alla restituzione dei beni disponibili ed alla congrua liquidazione del risarcimento previsto dal Trattato di Osimo.

Siamo invece stati presenti all’incontro organizzato dal Presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, con il Presidente della Repubblica, il quale ha dimostrato di essere a conoscenza dei problemi degli esuli ancora irrisolti dopo 70 anni. Con riferimento alla giornata odierna gli abbiamo richiesto che inviti il Presidente della Croazia a svolgere un’analoga visita alla Foiba di Basovizza e che vengano costituite due nuove commissioni storiche bilaterali italo-slovena (onde aggiornare i risultati di quella che ha lavorato nel 1993-2000 giungendo a conclusioni che non tutti hanno condiviso) ed italo-croata, che lavorino senza pregiudiziali ideologiche, bensì nello spirito della comune appartenenza all’Unione Europea. L’attenta presenza all’incontro dei Ministri degli Interni Luciana Lamorgese, dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi e degli Esteri Luigi Di Maio ci fa ben sperare per un’imminente convocazione del Tavolo di coordinamento Esuli-Governo presso la Segreteria della Presidenza del Consiglio. Auspichiamo che vengano finalmente costituiti gruppi di lavoro specifici che risolvano questioni come il debito di Slovenia e Croazia ereditato dalla Jugoslavia per risarcire i beni abbandonati, l’indennizzo da parte dello Stato italiano dei beni degli esuli usati per pagare le riparazioni di guerra alla Jugoslavia e l’apposizione della Medaglia d’oro al gonfalone di Zara.

L’odierno riconoscimento tra Italia e Slovenia delle reciproche sofferenze maturate nel Novecento non è un punto di arrivo, bensì solo un passaggio intermedio verso il completo risarcimento economico e morale di quanto patito dagli italiani dell’Adriatico orientale.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 

 

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Appoggio alle dichiarazioni del Presidente della Lega Nazionale Sardos Albertini

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia si associa alle dichiarazioni rilasciate ieri in conferenza stampa dal Presidente della Lega Nazionale di Trieste, Avv. Paolo Sardos Albertini, inerenti l’importanza della visita del Presidente sloveno Borut Pahor al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza.

L’importanza dell’aspetto storico che riveste questa visita va ben al di là di quelle che possono essere contrapposizioni di sorta. Essa corrisponde a quello che era l’auspicio della nostra associazione dieci anni fa, al tempo del Concerto dei tre Presidenti (italiano, sloveno e croato), svoltosi in Piazza dell’Unità d’Italia a Trieste nel 2010, un auspicio che ora è finalmente diventato realtà. La visita di un Presidente sloveno alla Foiba di Basovizza, assurta a simbolo del calvario delle genti giuliane, fiumane e dalmate, è un evento storico e deve rimanere tale.

Auspichiamo a questo punto che, quanto prima, tale passo venga compiuto in un prossimo futuro anche dal presidente della Repubblica di Croazia.

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 
Via Milano, 22 – 34122 Trieste – info@anvgd.it

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Visita ufficiale del Presidente sloveno Borut Pahor assieme a Sergio Mattarella a Basovizza

ASSOCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA E DALMAZIA

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L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, consapevole della storicità della visita ufficiale del Presidente sloveno Borut Pahor assieme a Sergio Mattarella a Basovizza, si rende conto che la Repubblica di Slovenia con la restituzione del Balkan e con il passaggio al monumento ai fucilati del T.I.G.R. riceva piena soddisfazione. Non così, purtroppo, sarà per la Comunitàdell’Esodo giuliano-dalmata.

L’edificio che in pieno centro di Trieste ospitava l’hotel Balkan ed associazioni slave fu incendiato un secolo fa al termine di un giornata di scontri e di tumulti dovuti all’arrivo in città della notiziache a Spalato, città la cui sorte dopo la Prima guerra mondiale era ancora in bilico, due uomini della Marina Militare italiana erano stati uccisi da nazionalisti croati. Il luogo simbolo della presenzaslava nel porto giuliano (sostenuta e strumentalizzata nei decenni finali di vita dell’Austria- Ungheria in contrapposizione con gli italiani sempre più irredentisti) fu teatro di uno scontro con morti e feriti, in cui assedianti – tra i quali i primi squadristi triestini – ed assediati non si peritaronodi usare pistole e bombe a mano. Negli anni seguenti l’annessione internazionalmente riconosciutadella Venezia Giulia, di Zara e di Fiume al Regno d’Italia e la nazionalizzazione delle massecondotta dal fascismo alimentarono i sentimenti separatisti dei nazionalisti sloveni e croati diventati sudditi italiani. Il T.I.G.R. cui appartenevano Zvonimir Miloš, Fran Marušič, Ferdo Bidovec e Aloyz Valenčič, fucilati a Basovizza il 6 settembre 1930, propugnava attraverso attentati ed iniziative terroristiche la separazione di Trieste, Istria, Gorizia e Fiume (Rijeka, da cui la sigla omonima del combattivo felino) dall’Italia e l’annessione al Regno di Jugoslavia. I quattro fucilatifurono sì processati dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato Fascista, ma la loro azione era irredentista, anti-italiana e non prioritariamente antifascista. La logica che li animava sarebbe poistata fatta propria dall’esercito partigiano comunista di Josip Broz “Tito”, che avrebbe trasformatouna lotta di liberazione nazionale in un progetto di espansione territoriale a danno degli Stati confinanti che in queste terre avrebbe portato alle stragi delle Foibe.

Dobbiamo, quindi, approfittare di questa occasione per rivendicare una serie di temi che nonpossono uscire dall’agenda politica e che per il nostro Mondo sono nevralgici. In un clima diassoluta assenza di revanscismo da parte delle Associazioni degli Esuli – molte hanno cambiato addirittura nome per dimostrarlo – deve restare immutato l’amore per quella terra che ha visto nascere, prosperare ed ospitare i nostri predecessori. Numerose sono le pendenze, con la Storia, ma soprattutto con lo Stato italiano, che gli Esuli possono vantare.

Beni Abbandonati.

Non si pretende, in questi momenti difficili per la Nazione, un esborso immediato, ma una precisa e definitiva ricognizione di quanto dovuto, con il conseguente accollo degli impegni come sottoscritti nei Trattati Internazionali. Come hanno fatto altre Nazioni, si potrebbe prevedere la costituzione dibuoni a lungo termine, l’iscrizione a bilancio della cifra che potrà essere gestita anche in decenni.Sarebbe necessaria la costituzione di una commissione mista tra Pubblica Amministrazione ed Associazionismo degli Esuli con competenze differenti da quelle in precedenza istituite.

Fondazione degli Esuli Istriani Giuliani e Dalmati

Da anni si chiede il recupero dei soldi che devono versare la Slovenia e la Croazia, in quanto Stati successori della Jugoslavia, che si era impegnata in tal senso con il Trattato di Osimo (1975) con riferimento ai beni immobili abbandonati dagli esuli della Zona B (distretti di Capodistria e di Buie)

Associazione no-profit con personalità giuridica, fondata nel 1953,
iscritta al n.165/2002 del registro dell’Ufficio Territoriale del Governo di Roma
Sede centrale: Via Liberiana, 17 – Roma 00185 / Sede operativa: Via Milano, 22 – 34122 Triestewww.anvgd.it – info@anvgd.it – anvgdnazionale@pec.it

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA E DALMAZIA

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del mai costituito Territorio Libero di Trieste. Tale somma, una volta soddisfatte eventuali specifiche richieste di risarcimento da parte di espropriati dal regime comunista jugoslavo e loro eredi, potrebbe servire da bacino per la previsione di una Fondazione degli Esuli Istriani Giuliani e Dalmati per le attività culturali dell’associazionismo degli Esuli, volto al mantenimento della memoria storica in Italia ed alle ricerche storiche sugli italiani del Confine Orientale, nonché ad attività oltre confine quali: il restauro di monumenti italiani, l’apposizione di toponomastica bilingue e altro. Quest’ultimo punto sarebbe da realizzarsi in pieno accordo con le Autorità degli Stati dellaex-Jugoslavia.

Commissione mista italo-slovena e italo-croata

Nel 1993 erano state istituite le Commissioni miste bilaterali storico-culturali tra Italia e Slovenia e tra Italia e Croazia: quest’ultima non ha praticamente neppure preso piede, la prima ha invece partorito il 27 giugno 2000 un documento che non ha riscontrato piena condivisione. A vent’anni di distanza si richiede il rinnovo di quello strumento di cooperazione e l’istituzione di nuoveCommissioni. Nel frattempo, infatti, l’adesione di Slovenia e Croazia all’Unione Europea emomenti di conciliazione come il Concerto dei Tre Presidenti (13 luglio 2013) hanno posto le basi per tentare di superare gli ostacoli culturali ancora esistenti, alla ricerca di un percorso che – nel rispetto delle identità di ciascuno – possa portare ad una sensibilità condivisa.

Commissione Parlamentare per la strage di Vergarolla

Il 18 agosto 1946 a Pola, città ancora formalmente italiana, un attentato provocò una carneficina con almeno 64 morti ed un centinaio di feriti tra i bagnanti che in località Vergarolla assistevano aduna manifestazione sportiva. Si trattò della prima strage della storia dell’Italia repubblicana, chesegnò il maggior numero di vittime, anche al cospetto delle ben più note stragi degli Anni di Piombo. È giunto il tempo che anche quei morti trovino pace con il sigillo della Storia, perfezionando le ricerche sviluppate in tal senso da William Klinger, Gaetano Dato e Paolo Radivo.

Nomina di un Senatore a Vita di origini istriane

Tra le eccellenze che si annoverano nellacomunità dell’Esodo, venga scelta una personalità particolarmente distintasi non solo nella vita professionale, ma anche per la causa degli Esuli e venga nominata Senatore a vita, come riconoscimento del patriottismo di quelle genti che vollero rimanere italiane. Si darebbe così soddisfazione all’ottantaseienne presidente provvisorio dell’Assemblea Costituente, quel Vittorio Emanuele Orlando insigne giurista, ma altrettanto finepolitico siciliano, il quale decise di inaugurare i lavori ««nel ricordo del dolore disperato diquest’ora, nella tragedia delle genti nostre di Trieste, di Gorizia, di Pola, di Fiume, di Zara, di tuttala Venezia Giulia, le quali però, se non hanno votato, sono tuttavia presenti, poiché nessuna forza materiale e nessun mercimonio immorale potrà impedire che siano sempre presenti dove è presentel’Italia».

Come da decenni si continua a fare, ancor più in questi giorni in cui la questione del ConfineOrientale sarà al centro dell’attenzione, sarebbe importante farci sentire voce unita attorno a questitemi, da portare nuovamente e con forza all’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica.

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L’importanza della visita di Mattarella e Pahor alla Foiba di Basovizza

Giorno del Ricordo, oggi la cerimonia solenne a Basovizza con D ...

Trieste, 28 giugno 2020

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, in analogia con quanto espresso dal Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e dal Presidente della Regione Massimiliano Fedriga, ha colto la grande importanza della visita che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella effettuerà assieme al suo omologo sloveno a Basovizza. Le altre tappe della giornata hanno dato adito a polemiche a Trieste ed in Parlamento, ma nemmeno oltreconfine la decisione del Presidente Borut Pahor di recarsi al Monumento Nazionale della Foiba di Basovizza è stata esente da critiche. Eppure, a dieci anni di distanza dal Concerto dei Tre Presidenti (svoltosi al termine di una giornata in cui era stato reso omaggio tanto al Balkan, quanto al monumento all’Esodo), si andrà a compiere una nuova tappa nel percorso di riconoscimento delle reciproche sofferenze che hanno caratterizzato il secolo breve in queste terre.

L’A.N.V.G.D. è consapevole che rimangono ancora aperte molte questioni concrete ed economiche in merito a quanto spetta agli esuli costretti ad abbandonare le terre in cui vivevano radicati da secoli e che oggi fanno parte della Slovenia e non abbiamo perso occasione di contestare la recente visita a Lubiana del Ministro degli Esteri, il quale non ha fatto cenno a tali problematiche. Ma alla Foiba di Basovizza il Presidente della vicina Repubblica renderà omaggio ad un luogo simbolo per l’italianità adriatica, un luogo in cui triestini, goriziani ed esuli istriani, fiumani e dalmati hanno ricordato i loro morti, a prescindere da dove siano stati uccisi, infoibati o sepolti, il ché spesso è ancora ignoto. Pahor e Mattarella commemoreranno così anche le vittime delle stragi titine che risiedevano a Capodistria, Pirano ed in tutte quelle località che oggi fanno parte della Slovenia.

I 34 Comitati provinciali e le 25 Delegazioni che rappresentano l’A.N.V.G.D. sul territorio invieranno loro rappresentanze, nel rispetto delle normative sul distanziamento e delle disposizioni del cerimoniale, per essere presenti a questa celebrazione e anche altre associazioni della diaspora adriatica intendono portare una loro presenza simbolica. Chi si autoesclude o lavora (ancora una volta) per creare divisioni, polemiche e contestazioni può continuare a bearsi nel suo individualismo improduttivo e sterile.

 

Renzo Codarin
Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Via Milano, 22 – 34122 Trieste – info@anvgd.it